Grande pubblico per la chiusura di "Colloquia 2010".

Successo per l'incontro con Garimberti. Bilancio positivo per la manifestazione.

Tutti i posti occupati e anche tanti spettatori in piedi nell'Auditorium della Biblioteca Provinciale “Magna Capitana” per la chiusura della seconda edizione di “Colloquia”, Festival delle idee organizzato dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci” , dall' Amministrazione Provinciale e dalla stessa biblioteca.

Una folla così numerosa -nonostante la domenica, i concomitanti appuntamenti elettorali e la bella giornata che invogliava alla gita fuori porta- è stata attirata dalla grande levatura intellettuale dell'ospite, il filosofo Umberto Galimberti , che ha trattato con una relazione affascinante, chiara e quanto mai rigorosa il tema “Evoluzione della tecnica e involuzione dell'uomo”. A moderare, il giornalista foggiano Filippo Santigliano .

Su un argomento così importante e denso di implicazioni concrete sulla vita dell'uomo contemporaneo, Galimberti ha tratto una conclusione piuttosto pessimista.

“La tecnica è l'essenza stessa dell'uomo”, ha detto in sintesi: la tecnica, la sua evoluzione, il suo dominio, sono divenuti gli obiettivi primari dell'uomo moderno, quelli sui quali l'uomo modula ogni sua scelta, anche quelle con implicazioni più strettamente etiche.

“La tecnica non è la tecnologia”, ha precisato in apertura Galimberti. “Non è l'insieme degli strumenti e del loro modo d'impiego che caratterizza un dato momento storico, ma è la forma più alta di razionalità raggiunta dall'uomo, governata da una razionalità “tecnica”. La tecnica è quella che la ‘scuola di Francoforte' ha definito ‘il raggiungimento del massimo dello scopo col minor impiego dei mezzi'”.

Galimberti fa partire dalla II Guerra Mondiale la “età della tecnica”. Ha dimostrato l'affermazione ricordando i tanti filosofi che hanno evidenziato la differenza principale tra l'uomo e le bestie: la mancanza di istinto.

Platone, nel suo “Protagora”, rappresentava questa circostanza con il mito di Epimeteo e Prometeo, grazie ai quali Zeus diede alle bestie l'istinto e all'uomo gli strumenti e le capacità di ragionamento, quindi la capacità tecnica.

A supplire alla mancanza di istinto, quindi l'uomo ha le capacità tecniche: quindi, ha detto Galimberti, la tecnica è l'essenza dell'uomo.

Dopo un “salto” di 2000 anni, arriva la “rivoluzione”: il metodo scientifico, di Cartesio, Bacone e Galileo. L'uomo non contempla più la natura allo scopo di ricavarne costanti e leggi per regolare le proprie attività, ma formula ipotesi sulla natura, la sottoporre a esperimento e, se confermate, le assume come leggi finché altri esperimenti non le smentiscono.

Dopo ancora altri 200 anni, una nuova piccola “rivoluzione” del pensiero venne introdotta da Hegel. Il filosofo tedesco ribalta la visione dell'economista Adam Smith, che diceva che la ricchezza delle nazioni erano i beni. Hegel ribatteva che la ricchezza vera è rappresentata dal posesso degli strumenti, perchè i beni si consumano, mentre gli strumenti producono i beni.

Hegel intuì anche un altro teorema fondamentale: quando un fenomeno aumenta quantitativamente, c'è anche una mutazione qualitativa radicale del paesaggio. (L'esempio pittoresco di Galimberti: “se mi tolgo uno, due, cento capelli, sono uno che ha i capelli e se li toglie; se li tolgo tutti sono calvo”).

Il primo ad applicare questa teoria, ha ricordato Galimberti, è stato Marx che lo applicò all'economia. Marx diceva: siamo abituati a pensare che il denaro sia il mezzo che serve a soddisfare bisogni e produrre qualsisasi bene. Ma se aumenta quantitativamente il suo uso, il denaro diventa il fine primario, l'obiettivo per il quale determinare se e quanto soddisfare bisogni e produrre beni.

Applicando la stessa argomentazione alla tecnica, ha concluso Galimberti,, si capisce perchè la tecnica è l'essenza, lo scopo principale dell'uomo: nel mondo attuale, in cui è aumentata indefinitamente l'applicazione della tecnica per soddisfare tutti i bisogni e produrre qualsiasi bene, la tecnica è diventato il fine principale.

“Una situazione” –ha detto Galimberti- “che comporta capovolgimenti pazzeschi in tutti i campi”.

A partire dalla politica, che prima era il “luogo” della decisione di ciò che era giusto fare e del quando farlo, mentre la tecnica diceva il come. Oggi, invece, ha ricordato Galimberti, la politica guarda l'economia per decidere. Ma l'economia, per decidere i suoi investimenti, guarda alle risorse tecnologiche, alle capacità della ricerca: quindi è la tecnica che finisce per essere il “luogo” delle decisioni.

L'età della tecnica, poi, è “democratica”: prima decidevano pochi, oggi la ricchezza, e quindi la capacità decisionale, è in mano a chi è tecnicamente capace.

Ma, al tempo stesso, la tecnica è la fine della democrazia, perchè la tecnica pone sul tavolo problemi su cui non siamo competenti e non possiamo decidere tutti. L'esempio è nei problemi della fecondazione eterologa, degli organismi biologicamente modificati o dell'opportunità di impiego dell'energia nucleare: se esprimiamo il nostro parere, lo facciamo in base ad un ragionamento? No, perchè scientificamente siamo impreparati. Allora, lo faremo solo su basi irrazionali. In un mondo così, ha detto Galimberti, hanno potere i bravi retori, coloro i quali riescono ad esercitare un fascino, una “seduzione dell'anima”.

“Riguardo alla morale”, ha proseguito Galimberti, “le cose vanno peggio”.

Nell'età della tecnica viviamo in apparati in cui siamo riconosciuti come individui non perchè gli apparati servono a realizzarci, ma perché siamo mezzi per realizzare i fini dell'apparato.

L'ambiente, le risorse, oggi non sono fini, soggetti di cui l'etica si deve occupare, ma mezzi, di cui l'uomo non si cura più di tanto.

Con la II Guerra Mondiale, si è verificata un'estremizzazione di questo concetto. La tragica cecità con la quale tanti tedeschi hanno eseguito le peggiori atrocità nascondendosi dietro la scusa che stavano “obbedendo agli ordini”, “compiendo il proprio dovere”, ha dato origine all'atteggiamento amorale di tanti contemporanei: porto a termine le mie mansioni, senza valutazioni etiche.

“Non odio tecnica”, ha precisato Galimberti, “dico solo che occorre legarla ad un pensiero etico. Oggi non abbiamo ancora a disposizione un'alternativa al ‘pensiero calcolante', quindi la tecnica ha modificato anche il nostro modo di pensare”.

Pessimista Galimberti sugli effetti sociali di questa “supremazia” della tecnica: “Occorrerà ripensare al lavoro, dato che le macchine e la tecnologia stanno sottraendo posti: è un processo inarrestabile e piuttosto che cercare di trovare lavoro per tutti, dobbiamo trovare il modo di vivere con meno pretese, di ‘impoverire con dignità'. Non possiamo più tenere il livello di vita che avevamo: valeva quando nel resto del mondo mangiavano solo una ciotola di riso; oggi basta che ne mangino tre e le risorse non bastano più”.

Interessante anche il botta e risposta col pubblico, con domande argute che hanno dato spunto a Galimberti per altre riflessioni, come quella sull'importanza di dare più spazio ai giovani: “Una società che inserisce nel mondo del lavoro e del potere politico-amministrativo persone che hanno superato l'età di massimo vigore fisico e intellettuale, è una società che prescinde dalla sua forza biologica, sessuale e ideativa. In questo modo non avrà molte chance di andare avanti. Occorrerà cambiare prospettiva”.

 

Una vera immersione nella Cultura a tutto campo, l'incontro con Galimberti, che ha chiuso in bellezza l'edizione 2010 di “Colloquia – Festival delle idee”.

"Gli ottimi riscontri di critica e pubblico”, ha commentato il Presidente della Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”, avv. Francesco Andretta , “uniti alla grande attenzione da parte delle testate giornalistiche, non solo locali, ci convincono della bontà delle nostre scelte. Il tessuto culturale del nostro territorio è pronto ad accogliere stimoli al dibattito di qualità e la manifestazione può crescere ancora, anno dopo anno, fino a diventare un appuntamento riconosiuto in campo nazionale, utile ad attirare l'attenzione del Paese su Foggia. Per questo, con entusiasmo moltiplicato, riprenderemo già a breve il lavoro per organizzare l'edizione 2011”.

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